giovedì 21 agosto 2014

21 agosto 1986, il disastro del lago Nyos

Pochi forse ricordano quel che accadde la notte del 21 agosto 1986 nel nord-ovest del Camerun. Quella notte morirono soffocati nel sonno 1700 persone (oltre a 3500 capi di bestiame). La scena per molti versi apocalittica avvenne nei pressi del Lago Nyos, un lago vulcanico di grande profondità (oltre 200 metri).
Inizialmente si ipotizzò che a uccidere tutte quelle persone, che non ebbero scampo, fosse stata una nube di anidride solforosa sprigionata da un'eruzione vulcanica sotterranea.

Come avviene per molte cose africane, poco si sa su chi erano le vittime, le loro storie, i sopravvissuti e altre cose che riguardano gli aspetti più drammatici di quella notte.

Invece da subito si iniziò a studiare il fenomeno.

Si scoprì poi che la causa era stata un'enorme nube di anidride carbonica (80 milioni di metri cubi) che si propagò per circa 25 chilometri intorno al lago. La nube fu determinata da un'eruzione limnica (detta anche ribaltamento del lago), ovvero dalla rapida risalita dalle acque profonde del lago di un'enorme bolla di anidride carbonica. Gli studiosi spiegano la faccenda in questo modo: i
primi 40 metri di superficie di acqua del lago sono composti da acqua sorgiva e piovana, i sottostanti 140 metri  sono composti da acqua densamente ricca di anidride carbonica che non si mescola con quella superficiale. Uno smottamento o una variazione climatica possono far risalire improvvisamente in superficie l'anidride carbonica, generando il disastro che avvenne in Camerun.

Il lago fu subito evacuato e dal 2001 (e successivamente nel 2010) sono stati inseriti dei sifoni di sfiato - degli enormi tubi che pescono l'acqua sotto i 40 metri e fanno risalire (sfiatare, o meglio degassare) in superficie una parte di anidride carbonica insieme a grandi quantità di acqua.
Questa operazione, progettata a partire dalla metà degli anni 90, ha trovato anche voci critiche all'interno della comunità scienfifica, le quali sostengono l'inutilità di tale procedura.

Ecco un sito che spiega la tecnica di degassificazione del lago

mercoledì 13 agosto 2014

13 agosto 1935: il disastro di Molare


Vi sono catastrofi che sembrano essere minori e per questo sono meno ricordate. Quello che avvenne a partire dalle 13.30  del 13 agosto del 1935 nella Valle dell'Orba, in provincia di Alessandria, appartiene a questa categoria.
Quel giorno le due dighe, quella principale costruita su una concessione del 1906 e iniziata nel 1917 e che era stata modificata in corso d'opera nel 1923 a causa di un'inondazione, e quella secondaria, costruita in fretta e furia nel 1925, furono colpite dalla piena dovuta alle piogge eccezionali che aveva fatto crescere  il livello del lago di Ortiglieto, che artificialmente si era creato.


Quella mattina gli addetti alla diga tentarono, secondo le ricostruzioni tardivamente, di svuotare il bacino che cresceva di minuto in minuto, ma l'acqua mista a melma, impedì che ciò avvenisse. Alle 13.15 l'acqua esondò superando la diga principale, che nonostante tutto, resse. Non avvenne lo stesso con la diga secondaria che non resse e collassò.

Un fronte d'acqua fangosa, alto trenta metri e di oltre 30 milioni di metri cubi, si abbatte sulla valle. Prima a Molara, dove miracolosamente risparmiò il centro abitato, distruggendo solo la centrale elettrice, poi sulle frazioni limitrofe e infine alle 14 raggiunse il grande paese di Ovada, dove fece i maggiori danni e infine si spense verso le 14.30.

Lungo il percorso l'onda lasciò 111 morti e dispersi. Oggi in modo forse un po' macabro, questo disastro è ricordato come "il piccolo Vajont".


La diga maggiore, ancora esistente, è di proprietà dell'ENEL e da allora è inutilizzata (sebbene qualcuno ha proposto di rimetterla in funzione). 
Al processo, che si celebrò nel 1938, i tecnici che avevano costruito le dighe furono tutti assolti (inutile dire che come è avvenuto in tutte queste stragi le popolazioni locali avevano avvertito, durante i venti anni di lavori, del pericolo di alluvioni). La colpa era sempre di madre natura che aveva mandato troppa acqua quel giorno.

La strage dell'Ortiglieto non aveva insegnato nulla.

Ecco il sito Molare.net, dove è ricostruita tutta la storia di questo disastro

Il 13 agosto avvenne anche:

- 13 agosto 1968, fallito attentato di Alekos Panagulis al dittatore Papadoupolos

lunedì 28 luglio 2014

29 luglio 1976, Tina Anselmi la prima donna al governo italiano

Il 29 luglio 1976, con la nomina a Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel terzo governo di Giulio Andreotti, la democristiana veneta, Tina Anselmi, diventa la prima donna italiana a ricoprire un ruolo di Ministro nella storia della Repubblica.


Nata a Castelfranco Veneto (TV) il 25 marzo 1927, dopo aver fatto parte della Resistenza durante la guerra, si iscrive alla Democrazia Cristiana, insegna in una scuola elementare e  intraprende una carriera nel sindacato. Nel 1968 entra in Parlamento, dove resterà fino al 1992. Dopo la storica nomina a Ministro nel 1976, dal 1978 al 1979 fu anche Ministro della Sanità in due governi Andreotti. Fu promotrice di una legge sulle pari opportunità e diede vita al Servizio Sanitario Nazionale.
Dal 1981 al 1985 fu presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulla Loggia Massonica P2.

Quella delle donne in politica è un tasto delicato, e sofferente nell'intero nostro pianeta. Nonostante gli sforzi, ad oggi sono 80 i paesi del mondo (vedi post di Sancara), circa il 40%, che sono stati governati almeno un giorno da una donna, mentre restano poche le donne al comando.
L'Italia, a dispetto dell'impresa relativamente precoce della Anselmi, è tra i paesi che non hanno mai avuto un Primo Ministro o un Presidente a capo del governo o dello Stato.

giovedì 17 luglio 2014

17 luglio 1967, muore John Coltrane


John William Coltrane è stato sicuramente uno dei più grandi artefici ed interpreti della musica jazz. Ancora, a quasi 50 anni dalla sua morte, generazioni di musicisti si confrontano con le sue idee, le sue tecniche e i suoi assoli. Il sax di Coltrane è stata, ed è ancora, una voce del mondo che continua ad affascinare e a dare sublimi emozioni.

Quando a soli 40 anni, il 17 luglio 1967, Coltrane muore per un tumore al fegato, lascia un vuoto incolmabile e al tempo stesso un patrimonio musicale enorme.

Inutile raccontare chi era e cosa ha suonato Coltrane, altri lo hanno fatto con grande maestria. Nel ricordare il giorno della sua morte a me non resta che ascoltare (e far ascoltare, se avete piacere) quella che io ritengo l'assoluto capolavoro dei John Coltrane e aggiungere un breve ricordo personale.

 https://www.youtube.com/watch?v=TmD16eSy-Mg

Ho conosciuto la musica di John Coltrane da adolescente, durante le scuole medie: era il 1977. Assieme a Marco, indimenticabile compagno di ore trascorse a sentire quella musica, abbiamo assaporato ogni nota e ogni frase del sassofono di John Coltrane. Un sapore che per sempre è rimasto e rimarrà sul mio corpo. Ancora oggi quando ascolto la musica di Coltrane mi emoziono come allora e dedico un piccolo pensiero a Marco, che ha deciso prematuramente di raggiungere altrove Coltrane.

17 luglio 1918, giustiziato l'ultimo zar di Russia

« Ammettiamo pure che in questo caso siano state violate molte regole del processo borghese e non sia stato rispettato il tradizionale cerimoniale che nella storia è sempre stato riservato all'esecuzione delle teste coronate. Ma il potere degli operai e dei contadini ha manifestato un eccezionale spirito democratico. Non è stata fatta eccezione per l'assassino di tutte le Russie, che è stato giustiziato al pari di un qualsiasi brigante. Nicola il sanguinario non c'è più. E a buon diritto operai e contadini possono dire ai loro nemici: «Avevate scommesso sulla corona imperiale? Essa è perduta, raccogliete in cambio una testa coronata vuota!».

Con queste parole il 20 luglio, tre giorni dopo l'esecuzione avvenuta a Ekaterinburg il 17 luglio 1918, un giornale locale annunciava l'avvenuta esecuzione di  Nicola II Romanov, ultimo imperatore di Russia (figlio di Alessandro III e di Dagmar di Danimarca), salito al trono nel 1896.


Quel giorno fu giustiziata l'intera famiglia reale: oltre a Nicola II, la moglie, 5 figli, la dama di compagnia, il medico, il cuoco e l'inserviente. I loro corpi vengono sciolti in acido e sepolti in modo da non renderli riconoscibili.
Nicola II aveva abdicato il 15 marzo 1917 in favore del fratello Michail (in realtà mai riconosciuto) e due giorni dopo era stato arrestato. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre l'ex famiglia reale fu affidata alla custodia del Soviet di Ekaterinburg. Gli storici sostengono una dura lotta circa le sorti dei prigionieri, da Mosca Lenin voleva un processo pubblico, mentre le ali più estremiste del Soviet locale voleva l'immediata esecuzione. Il Comitato Centrale tentò anche di prelevare i prigionieri, ma fu bloccato e l'imminente avanzata Cecoslovacca costrinse a stringere i tempi.

I resti dei loro corpi furono ritrovati nel 1990 e a seguito di complesse indagini genetiche furono identificati. Nicola II e la sua famiglia furono riabilitati nel 2008. Secondo molti Nicola II ha pagato scelte compiute da altri e da lui subite.

mercoledì 11 giugno 2014

11 giugno 1984, la morte di Enrico Berlinguer

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali.... .. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.


Era l'11 giugno 1984, quando, dopo 4 giorni di agonia, il segretario del più grande partito comunista d'Europa, Enrico Berlinguer, moriva. Quando il 7 giugno a Padova durante un comizio, che concludeva il suo giro elettorale per le Elezioni Europee, Enrico si accasciò a terra dopo aver voluto terminare, a fatica, il suo discorso, le sue condizioni apparvero subito drammatiche.

Parlare di Enrico Berlinguer significa oggi raccontare un'epoca, un pezzo importante della storia italiana. Giunto alla segreteria del partito nel 1972, alle dimissioni per malattia di Longo, Berlinguer seppe dare nuova e intensa linfa al Partito Comunista Italiano. Erano gli anni della strategia delle tensione, delle stragi impunite e poi del terrorismo. Erano anche gli anni in cui assieme alle lotte operaie e ai moti studenteschi, si affacciava pericolosa quella "questione morale" di cui Berlinguer aveva fatto la sua bandiera.

Leggendo oggi le sue parole, appare evidente come tutto era chiaro e scritto. Ma, soprattutto, è chiaro che nessuno sia stato in grado di fermare quella scellerata "occupazione" della cosa pubblica.

Quel giorno, quando il feretro di Enrico Belinguer passò per Corso del Popolo a Mestre, ero tra i tanti, tantissimi, che vollero dare un ultimo saluto a quel grande leader. Con la sua morte finiva un'epoca.


lunedì 9 giugno 2014

9 giugno 1946, sale al trono Bhumibol Adulyadej

Il 9 giugno 1946 in Thailandia, morì il re Ananda Mahidol. Un colpo di pistola alla testa di cui mai si saprà nulla (suicidio? omicidio?). Il re, diventato sovrano il 2 marzo 1935 quando aveva 12 anni all'abdicazione dello zio, moriva così a soli 24 anni senza essere di fatto mai stato incoronato ufficialmente (stava finendo gli studi in Svizzera).
Il giorno stesso gli successe il fratello Bhumibol Adulyadej (Rama IX), che aveva all'epoca 18 anni e che a sua volta studiava in Svizzera. Egli fu incoronato ufficialmente il 5 maggio 1950, e fino ad allora la reggenza fu sostenuta da uno zio.


Oggi Bhumibol è il capo di stato più longevo del pianeta, infatti sono 68 anni che guida il paese. Durante il suo lungo regno (oggi ha 87 anni ed è, al 31 dicembre 2013, il 7° leader più anziano del mondo) ha retto a 15 colpi di stato (l'ultimo solo il mese scorso), a 16 nuove Costituzioni e al cambio di 27 primi ministri. Insomma, un record che difficilmente sarà mai superato.