Visualizzazione post con etichetta disastro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disastro. Mostra tutti i post

mercoledì 13 agosto 2014

13 agosto 1935: il disastro di Molare


Vi sono catastrofi che sembrano essere minori e per questo sono meno ricordate. Quello che avvenne a partire dalle 13.30  del 13 agosto del 1935 nella Valle dell'Orba, in provincia di Alessandria, appartiene a questa categoria.
Quel giorno le due dighe, quella principale costruita su una concessione del 1906 e iniziata nel 1917 e che era stata modificata in corso d'opera nel 1923 a causa di un'inondazione, e quella secondaria, costruita in fretta e furia nel 1925, furono colpite dalla piena dovuta alle piogge eccezionali che aveva fatto crescere  il livello del lago di Ortiglieto, che artificialmente si era creato.


Quella mattina gli addetti alla diga tentarono, secondo le ricostruzioni tardivamente, di svuotare il bacino che cresceva di minuto in minuto, ma l'acqua mista a melma, impedì che ciò avvenisse. Alle 13.15 l'acqua esondò superando la diga principale, che nonostante tutto, resse. Non avvenne lo stesso con la diga secondaria che non resse e collassò.

Un fronte d'acqua fangosa, alto trenta metri e di oltre 30 milioni di metri cubi, si abbatte sulla valle. Prima a Molara, dove miracolosamente risparmiò il centro abitato, distruggendo solo la centrale elettrice, poi sulle frazioni limitrofe e infine alle 14 raggiunse il grande paese di Ovada, dove fece i maggiori danni e infine si spense verso le 14.30.

Lungo il percorso l'onda lasciò 111 morti e dispersi. Oggi in modo forse un po' macabro, questo disastro è ricordato come "il piccolo Vajont".


La diga maggiore, ancora esistente, è di proprietà dell'ENEL e da allora è inutilizzata (sebbene qualcuno ha proposto di rimetterla in funzione). 
Al processo, che si celebrò nel 1938, i tecnici che avevano costruito le dighe furono tutti assolti (inutile dire che come è avvenuto in tutte queste stragi le popolazioni locali avevano avvertito, durante i venti anni di lavori, del pericolo di alluvioni). La colpa era sempre di madre natura che aveva mandato troppa acqua quel giorno.

La strage dell'Ortiglieto non aveva insegnato nulla.

Ecco il sito Molare.net, dove è ricostruita tutta la storia di questo disastro

Il 13 agosto avvenne anche:

- 13 agosto 1968, fallito attentato di Alekos Panagulis al dittatore Papadoupolos

domenica 3 marzo 2013

3 marzo 1944, il più grave disastro ferroviario italiano a Balvano

foto da Trenidicarta.it
Era passata da poco la mezzanotte del 3 marzo 1944 quando il treno merci speciale 8017, che trasportava legname per la ricostruzione dei ponti danneggiati dalla guerra, partì dalla stazione di Balvano, pronto a percorrere il tragitto, in grande pendenza e in galleria, che in venti minuti l'avrebbe portato alla stazione successiva di Bella-Muro Lucano.
L'ingresso della galleria
Il treno era partito da Napoli in direzione Potenza, nel tardo pomeriggio. Era molto lungo (47 carri) ed era trainato da una potente locomotiva elettrica. A Salerno, il locomotore fu cambiato con due locomotive a vapore (alimentate a carbone) poichè il tratto di linea non era elettrificato (sarà così fino agli anni '90)
Durante il percorso erano saliti a bordo quasi 600 passeggeri clandestini. Molti dei quali speravano di barattare qualche alimento in cambio di sigarette e altro donato dagli americani.
All'altezza della galleria delle armi (una galleria di 1692 metri con pendenza media del 12,8%), una volta entrato, a causa dell'umidità e del forte peso, le ruote della motrice cominciarono a slittare fino a bloccare il convoglio che si trovava per 800 metri in galleria e con fuori solamente 2 carri.
I macchinisti immissero grandi quantità di carbone nel tentativo di far riprendere la marcia al treno. La galleria era strettissima e per nulla areata. In breve la quantità di monossido di carbonio e acido carbonico saturarono l'aria, intossicando prima i macchinisti e successivamente i passeggeri.

La galleria si trasformò in breve in una camera a gas. Molti morirono nel tentativo di uscire dallo stretto tunnel. L'allarme fu dato all 5.25 del mattino, quando la locomotiva di un treno giunto alla stazione successiva potè essere distaccata e inviata in perlustrazione. Secondo le stime furono 501 i passeggeri morti (una novantina a i superstiti) , 8 i militari e 7 i fuochisti-macchinisti (solo uno si salvò).


Ecco il link al sito TrenidiCarta sulla tragedia del treno 8017