Visualizzazione post con etichetta germania. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta germania. Mostra tutti i post

venerdì 3 ottobre 2014

3 ottobre 1990, la riunificazione della Germania

Il 3 ottobre 1990 si concluse il processo di unificazione della Germania. In realtà tecnicamente (e di fatto realmente) si è trattato di un'annessione della Germania dell'Ovest degli stati della Germania Orientale (tale procedura impedì di dover riscrivere una Costituzione e di rinegoziare trattati e patti stipulati dalla più potente Germania Occidentale).
Si concludeva un processo che per la popolazione era iniziato il 9 novembre 1989, quando fu smantellato il sistema di confine e con esso il Muro di Berlino.

La divisione della Germania, avvenuta nel 1949, fu frutto dell'esito della Seconda Guerra Mondiale e delle scelte delle potenze d'occupazione. Infatti, alla fine della guerra il territorio tedesco era diviso in quattro aree di occupazione controllate da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Russia.
Secondo i trattati post-bellici, essi avrebbero dovuto amministrare, insieme, il territorio secondo i confini stabiliti nel 1947.
Il realtà, differenti visioni politiche ed economiche e il nascere di quella che sarà poi conosciuta come la guerra fredda tra Stati Uniti (e alleati) e l'Unione Sovietica (e alleati), portò alla nascita nel 1949 prima della Germania Ovest (Repubblica Federale Tedesca, RFT) sotto l'influenza di Stati Uniti, Francia e Regno Unito e poi alla Germania Est (Repubblica Democratica Tedesca, RDT, meglio conosciuta con l'acronimo tedesco DDR) nell'area sovietica.
Nel 1961, al fine di bloccare l'esodo di persone dalla Germania Est alla Germania Ovest, fu costruito un sistema di confine, tra cui un muro che divideva in due Berlino (12-13 agosto 1961). Quel muro divenne il confine fisico (cortina di ferro) tra la zona di influenza americana e quella di influenza sovietica e il simbolo della divisione del mondo.

mercoledì 23 aprile 2014

23 aprile 1915, il genocidio degli Armeni ha inizio

La notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915 cominciarono le prime deportazioni. Intellettuali, politici, giornalisti, e scrittori furono presi in consegna dall'esercito turco e accompagnati verso l'interno dell'Anatolia. Molti furono uccisi per strada, altri dopo. Le deportazioni di massa continuarono dopo, e alla fine del 1923, gli storici stimano che tra 1,2 e 1,5 milioni di armeni furono uccisi (un terzo della popolazione).



Il Genocidio degli Armeni (popolazione cristiana) - documentato fotograficamente - è ancora oggi oggetto di grandi discussioni storiche e politiche. Solo 21 paesi al mondo, alcuni recentemente, hanno accettato la tesi del genocidio. Tra di essi mancano la Turchia, la Germania e gli Stati Uniti.


Il dibattito tra gli storici riguarda tutto. Dalle motivazioni (ufficialmente la paura che gli armeni appoggiassero l'esercito russo, mentre per altri una chiara pianificazione di un Anatolia etnicamente pura), al numero dei morti e alle collaborazioni. E' cosa nota che a collaborare con l'esercito turco fu l'esercito tedesco, che secondo alcuni fece una "prova generale" di quello che sarebbe avvenuto solo 20 anni dopo.
Del resto non bisogna dimenticare che già una decina di anni prima (1904-1908) la Germania era stata coinvolta in un'altro genocidio, meno conosciuto, quello del popolo degli Herero nell'odierna Namibia, dove erano state sperimentate le prime teorie di quella che successivamente sarà nota come "eugenetica nazista".

Riconosciuto, falsamente (ricordiamoci gli Herero!) come il primo genocidio del XX secolo, la diaspora armena (l'ultima della complessa storia armena) ha interessato il mondo intero. Gli armeni celebrano il ricordo del genocidio il 24 aprile.

Ecco un approfondimento sul Genocidio degli Armeni

mercoledì 27 febbraio 2013

27 febbraio 1933, l'incendio del Reichstag


La sera del 27 febbraio 1933, andò rapidamente a fuoco il palazzo del Parlamento tedesco, conosciuto come Reichstag. Quando alle 21.14 i pompieri furono chiamati l'incendio si era già notevolmente propagato. Sul posto fu trovato Marinus van der Lubbe, un giovane comunista olandese, conosciuto come "agitatore e piromane", per molti ritenuto un ritardato mentale, che fu subito tratto in arresto. Pochi minuti dopo giunsero sul posto Hermamm Goring, che era Presidente del Parlamento e Adolf Hitler, da meno di un mese (30 gennaio 1933) Cancelliere del Reich. Fu dichiarato immediatamente lo stato di emergenza e nei giorni successivi furono arrestati quasi tutti i capi del partito comunista. Questo episodio è ritenuto dagli storici come uno degli elementi chiave dell'ascesa del nazismo in Germania.

Otto mesi dopo fu celebrato il Processo di Lipsia, dove tra gli imputati, oltre a Marinus van der Lubbe (che fu condannato a morte e decapitato il 10 gennaio 1934, a 25 anni), vi erano anche i comunisti "bulgari", guidati da Georgi Dimitrov (che furono assolti) che erano stati indicati dall'accusa come i mandanti dell'incendio. L'esecuzione di Marinus van der Lubbe fu molto criticata in quanto la condanna a morte fu ripristinata, con un decreto d'emergenza, emanato 24 ore dopo l'incendio del Reichstag, in cui si sospendevano anche gran parte dei diritti civili.

Gli storici hanno poi accertato, seppur con ancora molti lati oscuri, che l'incendio del Reichstag fu una precisa "strategia della tensione", attraverso la quale il regime nazista fece piazza pulita degli oppositori e si incamminò verso quella che sarà una delle pagine più nere per l'umanità.

Ecco un approfondimento sul sito Lager.it